Alessandro Allori, detto il Bronzino

(Firenze 1535 - 1607 Firenze)

Ritratto di eleonora di Francesco de Medici, c. 1582

olio su rame, 40 x 28 cm (15.75 x 11.02 inches)

Campi obbligatori*

Alessandro Allori, detto il Bronzino

(Firenze 1535 - 1607 Firenze)

Ritratto di eleonora di Francesco de Medici, c. 1582

olio su rame, 40 x 28 cm (15.75 x 11.02 inches)

Rif: 835

George Kinnaird, 7th Lord Kinnaird (1754-1805), o suo figlio, Charles Kinnaird, 8° lord Kinnaird (1780-1826), probabilmente acquistato in Italia o tramite i mercanti James Irvine (1759-1831) e William Buchanan (1777-1864), per via ereditaria a Rossie Priory, presso Inchture, Contea di Perth, Scozia, e a suo figlio, George William Fox, 9th Lord Kinnaird, 1° barone di Kinnaird (1807-1878),  33 Grosvenor Street, Londra, 1850-1864, e quindi a Rossie Priory, per discendenza al pronipote, Kenneth Fitzgerald Kinnaird, 12° Lord Kinnaird, 4° barone Kinnaird (1880-1972), a Rossie Priory; sua vendita all’asta, Christie’s, Londra, 21 giugno 1946, lotto 10, come ‘Bronzino’ (venduto a ‘Wengraf’) (probabilmente agente per conto dei successivi) H.E. Bates, C.B.E. (1905-1974), rinomato autore britannico, e per via ereditaria a sua figlia, Judith Bates (1933-2009) e suo marito, Brian Wicks, a Chippenham, Wiltshire, da questi acquisito nel 2019

Descrizione:

Il dipinto in perfetto stato di conservazione è bel recupero all’interno della ritrattistica di Alessandro Allori. La fotografia appiattisce leggermente e rende calligrafica una pittura fatta invece di lievi variazioni di tono che solo l’osservazione dal vivo permette di comprendere, Un pittura sostenuta da un disegno astraente e scultoreo che rende come imbambolata la giovane donna ritratta, secondo modi che Allori usa intorno a partire dalla metà degli settanta del Cinquecento, quando, ai canoni bronzineschi, egli inizia ad aggiungere una sempre maggiore attenzione ai valori naturali delle stoffe e dei particolari decorativi delle vesti (come in questo caso), o paesaggi che divengono via via più atmosferici. Sulla provenienza del dipinto esiste una relazione di Lisa Goldenberg Stoppato che segue i differenti passaggi collezionistici, ed analizza in modo molto puntuale l’abbigliamento e il gioiello che orna la testa della giovane donna confrontandolo con monili simili raffigurati in ritratti di giovani donne di casa Medici fino ad ipotizzare che il personaggio figurato in questo rame appartenga al medesimo casato. Se per giungere ad una identificazione certa occorrerebbero ulteriori prove documentario o araldiche che ad oggi mancano, non contenendo il ritratto stemmi parlanti oppure numeri di inventario che lo riportino alla guardaroba medicea, l’ipotesi rimane quanto mai suggestiva visto l’alto lignaggio che le vesti e i gioielli dichiarano. Rimane invece da svolgere un lavoro filologico capace di inserire con certezza questo dipinto all’interno del corpus di Alessandro Allori, in modo da giungere ad una datazione plausibile, attraverso puntuali confronti con opere sicuramente datate. Il supporto metallico del dipinto ha aumentato la precisione con la quale sono realizzati i minimi dettagli dei capelli, delineati quasi uno ad uno, e le pieghe del colletto bianco, oppure i bagliori dei bottoni dorati, tuttavia la tornitura monumentale delle forme evidente nei dipinti di Allori databili agli anni Sessanta, che era sintesi dei modi bronzineschi e michelangioleschi romani, è stata qui abbandonata in favore di una quasi nordica attenzione al dato puntuale e sensibile di natura. La sintetica volumetria del Ritratto di giovane che scrive, del Museum of Fine Arts di Boston1, oppure il Ritratto di Ortensia de’ Bardi da Montauto2, ha lasciato infatti il passo a minutissime notazioni cromatiche nei ricami verde acqua e dorati dell’abito della giovane donna. Altrettanta puntuale e quasi lenticolare definizione è applicata ai capelli che sfuggono all’acconciatura e animano la fronte della ragazza con minute volute a spirale eseguite con un pennello quasi da miniatore. Simili caratteri stilistici, allo stesso tempo di sintesi ma anche di analitica minuzia naturalistica, che ancora non si è sciolta nelle notazioni atmosferiche dei dipinti di Allori eseguiti alla fine del Cinquecento, si ritrovano in opere quali l’Ascensione di Cristo nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa, firmata ANGELI BRONZINI ALUMNUS FACIEBAT A. D. MDLXXXI3. L’eredita bronzinesca ancora visibile in questo ritratto nelle stesure compatte come smalto è tutta dichiarata in quella firma. Al Come le donne sulla destra della scena nella tavola pisana, dal volto ovale e dal profilo quasi tagliente seppur statuario, la figura dipinta in questo rame è sostenuta dalla medesima tensione nel controllo degli elementi naturalistici (ancora regolati da un disegno astraente), elementi che sono tuttavia espressi attraverso una sempre maggiore finezza nel descrivere le stoffe e i ricami delle vesti. Una sintesi espressiva che appare anche nella Madonna col bambino e i santi Cosma e Damiano, conservata nella chiesa dei Santi Stefano e Caterina a Pozzolatico (Firenze). In quella tavola i volti della Madonna e del san Giovannino vengono delineati con un disegno rigoroso, ma il velo che copre la testa di Maria ha un’articolazione pittorica che somiglia molto a quello della ragazza ritratta in questo rame. Per la tavola di Pozzolatico Alessandro Allori annota un acconto e un pagamento al 17 settembre 15824, una data ancora coerente con il dipinto qui in esame. 
Rimangono invece più problematici i confronti con la ritrattistica di Alessandro Allori poiché quelli indicati dalla Goldenberg Stoppato con il Ritratto di Bianca Cappello delle Gallerie degli Uffizi5 sono utili soprattutto ad identificare il tipo di abbigliamento e non gli elementi stilistici della pittura. Lo stesso può dirsi rispetto al Ritratto di giovane donna dei depositi delle Gallerie degli Uffizi6, che sembra più compatibile con opere della fine degli anni Sessanta primi anni Settanta del Cinquecento, per una maggiore tornitura delle forme e semplificazione dei volumi che rimanda alla tavola dipinta da Allori per lo Studiolo di Francesco I, o comunque ad una più prossima presenza del Bronzino, morto nel 1572, come punto di riferimento. Un confronto più specifico, nonostante l’opera sia databile verso la metà degli anni Settanta è invece con il Ritratto di giovane uomo del Musée d’Art et Archéologie di Laon, dipinto ad olio su una lastra di rame di 48x34 cm. Pur meno asciutto del dipinto qui in esame, anche in quel ritratto la pittura si cristallizza intorno alle notazioni naturalistiche dell’abito con un’evidenza quasi di sapore fiammingo. Anche in quel rame ogni elemento del pizzo del colletto, o dei capelli è eseguito con una fermezza direttamente comparabile a quella che Allori ha usato in questo bel Ritratto di giovane donna che rivela il suo alto lignaggio proprio attraverso la ricchezza dell’abito e dei gioielli esibiti. Una datazione ai primi anni Ottanta del Cinquecento ci sembra pertanto la più plausibile per questo rame che aggiunge un tassello alla ritrattistica dell’Allori. 

 

1 Sul dipinto vedi S. Lecchini Giovannoni, Alessandro Allori, Torino 1991, p. 304, n° 184, fig. 490.

2 Sul dipinto vedi sempre S. Lecchini Giovannoni, op. cit., p. 302, n° 176, figg. 409- 410, e la più recente scheda di Simone Giordani in Bronzino pittore e poeta alla corte dei Medici, catalogo della mostra a cura di C. Falciani, A. Natali, (Firenze palazzo Strozzi 24 settembre 2010 – 23 gennaio 2011) Firenze 2010, pp. 332-333. 
3 S. Lecchini Giovannoni, op. cit., p. 255, n° 79, fig. 186.
4 S. Lecchini Giovannoni, op. cit. p. 258, n° 87, fig. 199.
5 S. Lecchini Giovannoni, op. cit. pp. 305-306, n° 191, fig. 426. 6 S. Lecchini Giovannoni, op. cit. pp. 302-303, n°179, fig. 413.