Andrea Bonaiuti
(Firenze, attivo dal 1345-50 circa - 1379 Firenze)
Un Santo Vescovo, San Bartolomeo, nel Trilbo Superiore: Un Profeta, 1360-1365
tempera su tavola, fondo oro, 157 x 75 cm (61.81 x 29.53 inches)
Andrea Bonaiuti
(Firenze, attivo dal 1345-50 circa - 1379 Firenze)
Un Santo Vescovo, San Bartolomeo, nel Trilbo Superiore: Un Profeta, 1360-1365
tempera su tavola, fondo oro, 157 x 75 cm (61.81 x 29.53 inches)
Rif: 881
Provenienza
Firenze, chiesa di San Martino al Mugnone (?)
Firenze, collezione Della Gherardesca, forse dal 1808
Firenze, mercato antiquario, 1935
Firenze, collezione Carlo De Carlo
Venezia, collezione privata, 1975 circa
Bibliografia
Antichità in vendita all’asta. Selezione parziale di oggetti delle collezioni di famiglia patrizia toscana, catalogo della vendita Auctio, 6 giugno, Firenze 1935, lotto n. 133
A. Matteoli, Giovanni Bonsi e gli affreschi nell’ Oratorio di Sant’Urbano, in “Bollettino dell’ Accademia degli Euteleti della città di San Miniato”, XV, 1950, p.40
R. Oertel, Fruhe italienische Malerei in Altenburg. Beschreibender Katalog der Gemalde des 13. Bis 16. Jahrhunderts in Staatlichen Lindenau-Museum, Berlin 1961, p.119
B. Klesse, Seidenstoffe in der italienische Malerei des 14. Jahrhunderts, Bern 1967, p. 286
M. Boskovits, Pittura Fiorentina alla vigilia del Rinascimento, Firenze 1975, p.278
R. Offner – H.B.J. Maginnis, Corpus of Florentine Painting. A Legacy of Attributions, New York 1981, p. 63
S. Romano, Andrea di Bonaiuto, in Allgemeines Kunstlerlexikon, II, Leipzig 1986, p. 979; riedito in Allgemeines Kunstlerlexikon, III, Munchen-Leipzig 1992, p. 517
S. Romano, Andrea di Bonaiuto, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, I, Roma 1991, p. 602
E. S. Skaug, Punch marks from Giotto to Fra Angelico, vol. I, Oslo 1994, p. 162 n. 151
J. Tripps, Tendencies of Gothic in Florence: Andrea Bonaiuti, “A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting”, Sec. IV, Vol. VII (Part I), a cura di M. Boskovits, Florence 1996, pp. 14, 32 e 122-125
J. Tripps, Andrea Bonaiuti, in Da Bernardo Daddi al Beato Angelico a Botticelli. Dipinti fiorentinidel Lindenau-Museum di Altenburg, catalogo della mostra (Firenze) a cura di M. Boskovits con l’assistenza di D. Parenti, Firenze 2005, pp. 57-59
A. Tartuferi, in Dalla tradizione gotica al primo Rinascimento, Firenze 2009, pp.40-49
Si tratta del laterale di sinistra di un trittico disperso che ha mantenuto integra la sua struttura complessiva d’origine, a differenza delle due tavole che costituivano il laterale destro con i santi Andrea e un Santo Papa (Gregorio?), oggi nel Museo di Altenburg, che sono state separate, con la conseguente perdita del profeta nel trilobo soprastante. Per completare la ricostruzione ideale del complesso, manca inoltre la parte centrale, dispersa o sin qui non identificata, in cui doveva essere raffigurata con ogni probabilità la Madonna col Bambino in trono e un Cristo benedicente nel trilobo della cuspide.
La tavola conserva anche in massima parte la sua incorniciatura originale, con l’eccezione del margine inferiore, dorato e decorato a punzone con il diffusissimo motivo di una rosetta a cinque petali. Le condizioni della superficie pittorica possono dirsi generalmente buone nonostante il fatto che la tavola sia stata sottoposta in passato a puliture. Dalla vecchia foto dell’Archivio del “Corpus of Florentine Painting”, risulta che la decorazione a base di motivi cruciformi del mantello di San Bartolomeo era evidentemente celata da una ripassatura che è stata rimossa nel corso del recente restauro.
Secondo la plausibile ipotesi formulata da Miklòs Boskovits, il complesso cui appartenne in origine la nostra tavola potrebbe essere stato eseguito per la Chiesa di San Martino al Mugnone alle porte di Firenze, appartenente ad un monastero di suore camaldolesi, che nel 1529 si trasferirono presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala, dove la chiesa assunse il nome di San Martino della Scala.
Detta chiesa risulta oggetto di particolare attenzione da parte della famiglia Della Gherardesca: nel 1698, infatti, il Governatore delle monache, Tommaso Bonaventura Della Gherardesca, promosse il completo rinnovamento della chiesa. Non pare azzardato, quindi, immaginare che dopo le soppressioni del 1808 il polittico del Bonaiuti sia entrato in possesso di quella famiglia.
La tavola fu offerta in vendita sul mercato antiquario a Firenze nel 1935, con il riferimento ad ignoto artista trecentesco, quando era di proprietà della famiglia Della Gherardesca. Il riconoscimento della paternità di Andrea Bonaiuti è merito di Hans Gronau, la cui comunicazione orale fu riportata dalla Matteoli (1950). L’attribuzione fu confermata da Richard Offner, la cui opinione è riferita da Oertel (1961), che inoltre si avvide per primo della comune appartenenza d’origine delle due tavole di Altenburg con il laterale qui discusso. Le tesi di Offner furono accolte subito dallo stesso Oertel (1961), che indicò per i dipinti la datazione intorno al 1370, nonché dalla Klesse (1967).
Le restituzione al Bonaiuti è accolta anche dal Boskovits (1975), che ritiene tuttavia le tavole databili nel 1360-65. Anche Johannes Tripps (1996; 2005) accoglie il riferimento al Bonaiuti e la datazione nella prima metà degli anni sessanta. Lo studioso sottolinea soprattutto i legami con l’arte di Nardo di Cione riscontrabili a suo modo di vedere in questi dipinti, dai quali sembra trasparire inoltre una certa severità espressiva che si può confrontare utilmente con la produzione coeva di Taddeo Gaddi. Lo studioso confronta in particolare i pannelli superstiti del polittico Altenburg - ex Della Gherardesca - con la croce dipinta un tempo in collezione Gnecco a Genova (Tripps 1996, pl. VII) e con il frammento superstite di una tavola più vasta raffigurante San Giuseppe d’Arimatea (o Nicodemo) del Museo di Tours, per il quale tuttavia sono convinto da tempo che sia nel giusto Luciano Bellosi nel ritenerla opera di Matteo di Pacino.
La sottolineatura della particolare severità espressiva che traspare da questa nobile impresa del Bonaiuti appare opportuna e oltretutto vale a confermarne la datazione relativamente precoce, all’inizio degli anni sessanta.
Dal punto di vista stilistico risulta piuttosto marcata la vicinanza con il grande polittico nella sacrestia di Santa Maria del Carmine a Firenze, che il Padre Santi Mattei vide ancora (1869) sull’ altare dell’Oratorio della Compagnia di San Niccolò - negli ambienti sottostanti le cappelle del transetto -, dove ancora si vedono sulla volta entro medaglioni polilobati alcune guastissime figure di Santi che potrebbero spettare allo stesso artista. Si veda, in particolare, la similitudine che intercorre fra il San Nicola del polittico del Carmine e il nostro Santo Vescovo.
