Domenico Fedeli, detto Maggiotto
(Venezia 1712 - 1794 Venezia)
Ritratto di Giovinetto con Cappello e Collare di Pelliccia, c.1760
olio su tela, 44,5 x 36,5 cm (17.52 x 14.37 inches)
Domenico Fedeli, detto Maggiotto
(Venezia 1712 - 1794 Venezia)
Ritratto di Giovinetto con Cappello e Collare di Pelliccia, c.1760
olio su tela, 44,5 x 36,5 cm (17.52 x 14.37 inches)
Rif: 890
Provenienza: Como, collezione privata
Un giovane ragazzo, descritto leggermente di tre quarti, guarda con intensità verso l’osservatore, mentre poggia la parte sinistra del volto sulla mano semichiusa. Nell’abbigliamento stride il contrasto tra il cappello di paglia, consueto per i pastori, e l’abito scuro con collo e risvolti di pelliccia, che invece presuppone l’appartenenza del giovane ad un ceto agiato. L’atteggiamento meditativo tenuto dal ragazzo può essere inteso come la chiave di volta per risolvere quest’apparente contraddizione: in un mondo di finzioni, nel quale i ricchi e i potenti giocano a immaginarsi pastori -pensiamo al movimento letterario e filosofico dell’Arcadia, sorto a Roma nel 1690, ma anche alle tante favole ‘pastorali’ in voga presso tutte le corti europee nel primo Settecento-, alla fine a emergere è solo l’aspetto più profondo dell’umanità, aldilà di ogni parvenza sociale. Il ritratto in esame, dunque, più un’esercitazione di stile nel novero della pratica delle “teste di carattere”, diventa un apologo sul rapporto tra realtà e apparenza, seguendo in tal modo un leit motiv ampiamente diffuso nella letteratura e nel teatro dell’epoca rococò.
Il dipinto s’inserisce nel cospicuo gruppo di ritratti d’impronta naturalista assegnabili agli artisti formati nella bottega di Giovan Battista Piazzetta (1682 - 1754)i. È noto come, a partire dal secondo decennio del Settecento, la scuola di Piazzetta fosse il luogo d’incontro di giovani ingegni, talvolta molto precoci, che allenavano la loro maniera copiando i capolavori eseguiti dal maestro. Tali pittori raggiungevano piuttosto lentamente l’autonomia nella professione, come attesta la loro tardiva iscrizione alla Fraglia. Di certo in gioventù, lavorando fianco a fianco col caposcuola, essi si misuravano nella produzione di dipinti a mezza figura d’indole devozionale (Santi o Profeti) o ancora di soggetti di genere, spesso ritratti di popolani e fanciulli, che del resto erano consueti già nella poetica del maestroii.
Il più longevo fra gli artisti della scuola di Piazzetta è Domenico Fedeli detto il Maggiotto, autore del ritratto qui presentatoiii.
Maggiotto, nato nel 1712, è documentato nella bottega di Piazzetta a partire dall’età di dieci anni. Vi rimase fino alla morte del maestro, se è vero che proprio nel 1754 - anno appunto della scomparsa di Piazzetta - si colloca la prima opera di destinazione pubblica da lui condotta in proprio, la pala con I santi Nicolò Vescovo e Leonardo e il beato Arcangelo Canetoli per la chiesa veneziana di San Salvadoriv. Tuttavia Maggiotto a quest’epoca aveva già superato i quarant’anni e dunque i suoi esordi vanno cercati circa vent’anni prima, verosimilmente in dipinti di destinazione privata che rappresentano soggetti d’indole popolare. È il caso della grande Pastorale oggi alla Kunsthalle di Amburgov: un’opera di marca spiccatamente piazzettesca, che però palesa quel gusto per il dettaglio e l’intento ritrattistico, individuabili quali prerogative queste proprio di Maggiotto. Questi difatti si distingue dal maestro in ragione di una minore speditezza e sintesi, e di conseguenza di un carattere più analitico tenuto nelle composizioni. Il ragazzo della Pastorale, in groppa su una capra nera e che guarda fisso l’osservatore mentre porge una coppa di vino alla donna addormentata, è prossimo nell’impostazione al giovane pensieroso descritto nel nostro dipinto. E lo è ancor più la Pollaiola, che si appoggia su un piano accanto al suo cesto con un gallo, in un mirabile ritratto del Maggiotto della Galleria Sabauda di Torinovi. Vero è che queste figure mostrano un’indole espressiva più marcata rispetto al Giovinetto con cappello da pastore qui rappresentato, il che potrebbe presupporre un leggero slittamento in avanti, nella cronologia, del dipinto in esame rispetto agli esempi sopracitati. Come si è detto, fino alla morte di Piazzetta Maggiotto si propone quale fedele epigono del maestro. Solo dopo il 1754 egli pare stemperare i forti chiaroscuri e l’ampia gestualità delle figure del caposcuola in una tenuta più piana, nella quale al modello piazzettesco si vanno soprapponendo quelli dei pittori chiaristi e, soprattutto nei ritratti, di Pietro Longhi. È il caso dei Due Bambini con un cesto di vimini del Museum of Fine Arts di Bostonvii o ancora della Donna che versa il caffè della collezione dell’Università di Stoccolmaviii, testi questi assimilabili nello stile al ritratto qui presentato e che mostrano la mirabile capacità di introspezione di uno dei narratori più perspicaci nell’arte veneziana alla metà del Settecento.
i Per un’analisi complessiva degli artisti formati alla scuola di Piazzetta si rimanda al catalogo Giambattista Piazzetta. Il suo tempo, la sua scuola, catalogo della mostra (Venezia, Ca’ Vendramin Calergi, 28 maggio – 25 settembre 1983), Venezia 1983 e a R. Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento, II, Milano 1996, pp. 155-195. Si vedano inoltre i numerosi contributi monografici dedicati a questi pittori nell’arco di circa mezzo secolo di studi da parte di Ugo Ruggeri.
ii La ricchezza e la complessità della produzione di questo tipo di soggetti da parte di Piazzetta – gruppo del quale beninteso si conservano ancor oggi un numero cospicuo di testimonianze dipinte – è ben valutabile dall’enorme quantità di incisioni che vennero tratte a Venezia, dalle invenzioni del caposcuola, nella seconda metà del Settecento: sull’argomento si rimanda al catalogo L’eredità del Piazzetta. Volti e figure nell’incisione del Settecento, catalogo della mostra (Venezia, Palazzo Ducale, Sala dello Scrutinio, 22 giugno – 15 settembre 1996), Venezia 1996.
iii Sul Maggiotto si veda: C. Donzelli, I pittori veneti del Settecento, Firenze 1957, pp. 138-139; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia-Roma 1960, pp. 160-161, 285; M. A. Bulgarelli, Profilo di Domenico Maggiotto, in “Arte veneta”, XXVII, 1973, pp. 220-235; F. Del Torre, Per un catalogo di Domenico Maggiotto, in “Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, CXLVI, 1987-1988, pp. 87-112; E. Merkel, voce Fedeli, Domenico, detto il Maggiotto, in Dizionario biografico degli italiani, 45, Roma 1995, pp. 596-600; I. Tozzi, voce Maggiotto, Domenico, in Allgemeines Künstler-Lexikon, 86, Berlino 2015, p. 324.
iv La pala era stata lasciata allo stato di abbozzo da Piazzetta: Del Torre cit. 1987-1988, p. 99, n. 17.
v Inv. NK-30. M. Sitt, in Die Sammlungen der Hamburger Kunsthalle. Die deutschen, englischen, französischen, italienischen und spanischen Gemälde 1350-1800, a cura di U. M. Schneede e M. Sitt, Amburgo 2007, I, pp. 144-146.
vi E. Merkel, in Giambattista Piazzetta cit. 1983, p. 158, n. 64.
vii Inv. 38.1733. A. Murphy, European paintings in the Museum of Fine Arts, Boston. An illustrated summary catalogue, Boston 1985, p. 173.
viii S. Karling, The Stockholm University collection of paintings, Uppsala 1978, p. 29.
