Giovanni di Niccolo' Bellini

(Venezia, inizi del XV secolo – Ferrara 1460)

Cristo e la Vergine in Gloria, c.1420

tempera su tavola, 23 x 17,3 cm (9.06 x 6.81 inches)

Campi obbligatori*

Giovanni di Niccolo' Bellini

(Venezia, inizi del XV secolo – Ferrara 1460)

Cristo e la Vergine in Gloria, c.1420

tempera su tavola, 23 x 17,3 cm (9.06 x 6.81 inches)

Rif: 894

Provenienza
collezione privata

Bibliografia

C. Guerzi, Una “Biblia Pauperum di Giovanni di Niccolò Bellini (già Maestro dell’Avicenna) in “Rivista d’Arte” 2014, pp. 39 – 40; A. Tempestini, La famiglia dei pittori Bellini. Precisazioni e Novità, in “Artibus et Historiae” 2019, p. 27

Fratello di Jacopo, e quindi zio di Giovanni e Gentile, Giovanni di Niccolò Bellini è l’esponente più antico e, ad oggi, meno noto di una famiglia che per un secolo ha segnato in maniera fondamentale la vita artistica di Venezia. La ricostruzione della sua attività è impresa abbastanza recente e ha preso le mosse dalla corretta lettura della firma che compare nell’ Incoronazione della Vergine della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, città dove probabilmente Giovanni di Niccolò fu a lungo attivo e dove morì nel 1460.

Restituitagli la tavoletta ferrarese gli studiosi, in particolare Andrea De Marchi, Chiara Guerzi e Anchise Tempestini, hanno potuto restituire al pittore veneziano un interessante corpus di dipinti e miniature già note agli studi e in precedenza riferiti ad artisti privi di un’identità anagrafica come il Maestro di Ceneda e il Maestro dell’Avicenna. 

Al centro della tavoletta in una sfera dorata compaiono Cristo e la Vergine in trono con al fianco due angeli musicanti.  In un girone più esterno, secondo un’iconografia piuttosto rara e che trova piuttosto precedenti nel campo della miniatura, quindici santi adorano e contemplano le figure del girone più interno. All’esterno i quattro simboli degli Evangelisti e nella parte inferiore due profeti reggono un cartiglio con un brano del libro di Daniele. È merito di Chiara Guerzi avere riunito il presente dipinti ad altre quattro tavole – due in collezione Kress e due passate sul mercato in anni abbastanza recenti – a formare gli elementi superstiti di un paliotto o di un grande polittico.

In queste opere e nella tavola di Ferrara Giovanni di Niccolò Bellini si mostra un pittore raffinato, attento ai dettagli – un’attenzione per l’appunto da miniaturista-; i suoi riferimenti culturali sembrano gli artisti attivi a Venezia nel primo ventennio del Quattrocento, Niccolò di Pietro, Jacobello del Fiore e Cristoforo Cortese. Meno presente è la lezione di Gentile da Fabriano che invece ebbe un ruolo importante per la formazione del fratello Jacopo. Verrebbe da pensare che qualche anno separasse i due fratelli e che Giovanni fosse già un artista formato ed attivo nel secondo decennio del Quattrocento, data che probabilmente ben si adatta al complesso di cui faceva parte la presente tavoletta.