Maestro di San Lucchese

(Attivo a Firenze, 1340 - 1370 circa)

Crocifissione con i Dolenti e la Maddalena ai Piedi della Croce, 1370 c.

Tempera su tavola a fondo oro, 51 x 23 cm (20.08 x 9.06 inches)

  • Riferimento: 704
  • Provenienza: Collezione privata, Firenze
  • Note:

    Si ringrazia il Dott. Angelo Tartuferi per l’aiuto concesso nello studio dell’opera, e per avere confermato l’attribuzione al Maestro San Lucchese

Descrizione:

Il piccolo dipinto è arrivato fino a noi in condizioni di leggibilità generalmente buone. Le abrasioni più sensibili della superficie pittorica si notano nella parte superiore cuspidata, anche per quanto riguarda la decorazione marginale punzonata, nonché nel Cristo – in specie nel volto e sul torso – e negli angeli intenti a raccoglierne il sangue. L’elevata qualità esecutiva dell’opera risulta distintamente anche a una prima occhiata, soprattutto se si considerano le parti in migliori condizioni di conservazione quali, ad esempio, la Vergine dolente, racchiusa nel suo mantello ad esprimere una mestizia controllata e verrebbe da dire, nobile ed elegante, caratterizzata dalle proporzioni slanciate e sottesa da un disegno d’indubbia finezza. Non meno significative appaiono le fisionomie vivaci dei soldati serrati in due gruppi compatti alle spalle dei dolenti, che sul piano dello stile rivelano una chiara matrice culturale orcagnesca, decisiva a nostro avviso per orientare la corretta definizione critica della tavola. Degno di nota sul piano del disegno risulta, a dispetto della pronunciata consunzione, anche l’angelo più in basso a destra, con il particolare della testa rovesciata all’indietro per volgere lo sguardo verso il Cristo. Si tratta di brani pittorici e di spunti spaziali che attestano la non comune caratura di questo artista. Il personaggio tonsurato e con una folta barba a fianco di San Giovanni, con la veste nera e un ampio cappuccio bianco che gli avvolge il collo, è da identificare con il religioso – appartenente verosimilmente all’Ordine agostiniano – cui era destinato il dipinto.

Sul piano culturale e stilistico la tavola si colloca nell’alveo maestro della tradizione giottesca fiorentina, per tuttavia con evidenti richiami all’universo orcagnesco, riscontrabili come già accennato segnatamente nelle fisionomie dei soldati in secondo piano. Nel contesto fiorentino poco oltre la metà del secolo XIV, la sintesi culturale tra la illustre tradizione figurativa giottesco-masiana e gli stilemi del linguaggio orcagnesco, ormai ben avviato verso la piena affermazione, è operata ad alto livello dal cosiddetto Maestro di San Lucchese, il forte e originale anonimo che deriva la sua denominazione convenzionale dal grande polittico che si trovava sull’altare maggiore della basilica di San Lucchese presso Poggibonsi, raffigurante L’Incoronazione della Vergine con sei angeli e i Santi Zanobi, Giovanni Battista, Maria Maddalena e Francesco, andato distrutto sotto un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale.

Nella fase più antica della sua attività si coglie la forte vicinanza del pittore ai modi di Maso di Banco, come risulta con ogni evidenza dal ben trittico portatile della Collezione Alana, databile forse verso il 1340, nel quale appare davvero molto forte il richiamo all’arte masiana, mediato però da una spiccata sensibilità d’intonazione lirica e caratterizzato in termini stilistici da forme straordinariamente morbide e sfumate in maniera delicatissima, secondo accenti che si riscontrano anche nel Crocifisso del Museo di Arte Sacra di San Casciano Val di Pesa (Firenze), che pure può essergli riferito senza incertezza.

Nella fase ulteriore del suo percorso l’artista si avvicina decisamente all’arte di Nardo di Cione e di Giottino, mentre nell’ultimo periodo – preannunciato dal bel tabernacolo di collezione privata pubblicato da chi scrive alcuni anni or sono con la datazione verso il 1360 – egli tende a inasprire fortemente il chiaroscuro dei suoi dipinti, attribuendo ai personaggi un rilievo plastico lucidissimo, quasi metallico – per esempio nel polittico eponimo o nella Madonna già nella chiesa di san Paolo a Carteano, oggi nel Museo Diocesano di Prato -, con esiti non lontani da quelli rilevabili nella produzione coeva del giovane Jacopo di Cione. Ed è proprio all’ultimo periodo di attività del Maestro di San Lucchese che a nostro modo di vedere si può restituire la Crocifissione qui illustrata, con una data da porsi verosimilmente al principio degli anni settanta del Trecento, come sembrerebbe suggerire anche il confronto fra la Vergine dolente e la nota Madonna col Bambino in trono del Museo di Cleveland. I caratteri stilistici riscontrabili nella nostra Crocifissione corrispondono molto bene a quelli dei dipinti più maturi fra quelli ascrivibili a questa importante personalità anonima, aderenti per l’appunto soprattutto ai modi di Jacopo di Cione. Si veda, ad esempio, l’elegante allungamento delle figura della Vergine dolente, che si ritrova anche nei santi alla base della Incoronazione della Vergine del Lindenau-Museum di Altenburg. Assai significativo appare inoltre un raffronto con l’anconetta comparsa ad un’asta Sotheby a Milano il 28 novembre 2006 (lotto n. 255), con il riferimento al Maestro di San Lucchese suggerito da Everett Fahy, che tuttavia non appare del tutto convincente soprattutto per il livello qualitativo sensibilmente inferiore rispetto a quello riscontrabile nella tavola qui discussa. L’opera è da riferire secondo noi soltanto a un pittore della folta cerchia gravitante intorno a Jacopo di Cione e si rivela utile soprattutto per rimarcare il livello qualitativo nettamente più alto esibito invece dal presente dipinto, che a pieno titolo merita l’inserimento nel catalogo di questo importante anonimo, identificabile secondo la suggestiva ipotesi prospettata dal Boskovits con il misterioso “maestro Franciescho lo quale istae in bottega dell’Andrea (Orcagna)”, menzionato nel noto documento pistoiese del 1349-50 che elenca i migliori pittori attivi a Firenze in quel tempo. In origine l’opera poteva costituire forse l’elemento centrale di un piccolo tabernacolo a sportelli per la devozione privata, oppure la valva di un dittico.

Angelo Tartuferi

     

Chiedi informazioni