Simone di Filippo, detto dei Crocifissi

(Documentato a Bologna dal 1354 - morto nel 1399)

Gesu' Cristo Crocifisso tra la Vergine, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena Dolenti, 1396 c.

Tempera su tavola a fondo oro, 43 x 33 cm (16.93 x 12.99 inches)

  • Riferimento: 681
  • Provenienza: Collezione privata
Bibliografia:

G. Freuler, in The Middle Ages and Early Renaissance. Paintings and Sculptures from the Carlo De Carlo Collection and other provenance, Firenze, 2011, pp. 54-57

La tavola, di formato trapezoidale, poteva costituire in origine la cimasa di un polittico o la tavola centrale di un trittico a sportelli mobili o ancora una delle due parti di un dittico eseguito per la devozione personale. L'assenza della cornice originale impedisce di proporre ipotesi più precise sul tipo di oggetto in esame. Il dipinto è complessivamente in buono stato, anche se l’oro del fondo appare impoverito, lasciando trasparire in alcune parti la preparazione a base di bolo rosso, e le figure hanno perso talune finiture che dovevano rendere meno bruschi i passaggi chiaroscurali. Ancora pienamente apprezzabile è la decorazione punzonata dei nimbi dei quattro protagonisti. Il punzone utilizzato è costituito da una ‘palmetta’ entro ovale, corrispondente al tipo 43 della classificazione effettuata anni fa da Letizia Lodi, che lo ha individuato solamente in dipinti di Simone di Filippo. L'iconografia del Crocifisso fra i dolenti è una versione semplificata della Crocifissione, particolarmente adeguata per la meditazione davanti all'immagine. La scelta di questo soggetto nella pittura su tavola del Trecento italiano si abbinava normalmente all’Incoronazione della Vergine, così da evidenziare il ruolo svolto da Maria, madre di Cristo e regina della Chiesa, per la redenzione dell’umanità, resa possibile grazie al sacrificio del figlio sulla croce. Il dipinto si presenta in questa sede per la prima volta. L'attribuzione al pittore bolognese Simone di Filippo, detto ‘dei Crocifissi’ in epoca di Controriforma, è stata proposta da Daniele Benati ed è confermata dal confronto con alcune opere di medesimo soggetto del pittore, tra le quali spicca la cimasa del polittico firmato n. 298 della Pinacoteca Nazionale di Bologna. In tali opere, che si collocano verosimilmente a ridosso della predella del polittico eseguito non prima del 1396 per la cappella Cospi in San Petronio, oggi nella Pinacoteca Nazionale di Bologna (n. 274-275), Simone mostra di aver ormai acquisito una costante sigla formale in cui stabilizza la vivace espressività dei primi decenni di attività, osservabile ad esempio nelle Crocifissioni del polittico n. 254 della Pinacoteca di Bologna o della tavola dell'Institute of Arts di Detroit. Le figure massicce si dispongono entro un’ambientazione semplificata e le loro fisionomie, rese arcigne dal chiaroscuro caricato e dai tratti semplificati, contribuiscono a comunicare il pathos dell’episodio in maniera diretta e immediatamente comprensibile. Il successo ottenuto presso la committenza bolognese e la facile replicabilità del linguaggio maturo di Simone può giustificare l'oscillazione qualitativa delle opere del pittore, posta in rilievo per primo da Roberto Longhi. Infatti, l'incremento della produzione dell'artista, testimoniata dal numero assai alto di dipinti superstiti da collocare cronologicamente tra la Madonna di Giovanni da Piacenza del 1378 e la predella del polittico Cospi del 1396 circa, dovette far sì che la tenuta qualitativa andasse decisamente variando a seconda dell'impegno profuso, in genere costantemente elevato nei dipinti di destinazione ecclesiastica. Pur senza raggiungere il livello della cimasa del polittico n. 298 della Pinacoteca di Bologna, la tavola in esame mantiene comunque un medio e apprezzabile grado qualitativo, trovando un possibile termine di paragone nel Crocifisso fra i dolenti già in Collezione Ergas a Firenze, di simile formato, nella stessa scena raffigurata nello scomparto centrale del trittico con sportelli mobili dell’Ashmolean Museum di Oxford e ancora nell’Incoronazione firmata della Pinacoteca Civica di Pavia.

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