Rosalba Carriera

(Venezia 1673 - 1757 Venezia)

Ritratto di Giovane Dama, c. 1720

pastello su carta applicata su tela, 61 x 45,5 cm (24.02 x 17.91 inches)

  • Riferimento: 799
  • Provenienza: Collezione S. di Centranigo, Venezia
Descrizione:

Che dire di Rosalba Carriera quando, invitata a Düsseldorf più volte ai primi del Settecento, continuava a negarsi alle lusinghe di Giorgio Maria Rapparini, letterato bolognese e segretario del principe Johann Wilhelm von Pfalz. Così le scriveva in una lettera del 29 aprile 1712: “Tutta Venezia viene in servizio della Serenissima Casa Palatina e la Sig.ra Rosalba se ne resterà in Canal Grande alla Salute?”.  

La signora pittrice, che oramai si era fatta un nome in tutta Europa, serve a ricordare la rete di relazioni tra collezionismo e mercato dell’arte veneziano[1]. 

Lei praticava il genere pittorico del ritratto, lineare nelle forme di base che assomigliano a parole dirette. Avrebbe fatto girare la testa all’alta società europea che, però, in quella traduzione domestica mentalmente pareva piegarsi alla tranquilla vita borghese, spogliandosi dell’abito di circostanza.

Come nelle piccole miniature che Rosalba poteva dipingere in ogni formato e circostanza intima – anelli, tabacchiere, pendagli – e, difatti, come esperta di avori che chiamava fondelliera entrata all’Accademia di San Luca a Roma nel 1705.

In quel mondo affascinante, col suo tempo storico d’incontri tra artisti nuovi, mercanti e collezionisti, un altro giovane pittore, Antonio Pellegrini, era entrato subito con amicizia. 

Possiamo immaginarli tutti nella casa in affitto della pittrice a San Vio, non particolarmente appariscente ma con vista sul Canal Grande, che pagava settanta ducati all’anno e dov’era ospitata la famiglia. 

Nel gennaio 1704 Pellegrini aveva sposato Angela, sorella di Rosalba Carriera, con la quale la famiglia si tenne sempre stretta e, anche se i due pittori erano distanti, certamente l’uno sostenne l’altro soprattutto con le relazioni internazionali. 

E’ stato detto, ad esempio, che i nuovi clienti inglesi di Antonio Pellegrini – i conti di Manchester, di Carlisle, di Burlington, di Portland – interessati, oltre alla politica e all’economia, a scelte culturali moderne nelle arti, aspettassero l’arrivo dell’artista a Londra con la mediazione dell’ambasciatore a Venezia Charles Montagu: un’esperienza, dunque, che era cominciata con l’entusiasmo di poter contare su precise committenze.  

Ma l’apertura di credito verso il pittore avvenne grazie alla sua simpatia umana e soprattutto alla cordialità amichevole tra il segretario Christian Cole e Rosalba Carriera, legati già da qualche anno tanto che l’inglese s’era dato da fare per raccomandarne l’ingresso all’Accademia di Roma; onore riservato a pochissime donne e perciò credo che i colleghi maschi siano morti d’invidia: in quell’occasione l’aveva definita addirittura “ornamento d’Italia et prima pittrice de l’Europa”.

A incidere sulla nomina era stato davvero l’uomo, che probabilmente avrà avuto un debole sin da quando l’aveva conosciuta a Venezia che non aveva ancora trent’anni, anche se sappiamo che Rosalba non dava prove di seduzione. Eppure dalle lettere private impariamo che da Roma la riforniva di carte e pastelli speciali che non si trovavano a Venezia e si proponeva affettuosamente d’insegnarle l’inglese. 

La realtà è che la pittrice, grazie all’amico, si aprì un canale di lavoro impagabile da Londra standosene comodamente a casa – ed ecco nascere il pensiero di Giorgio Maria Rapparini – , dato che nessun turista di rango venuto dall’isola poteva rinunciare a un suo ritratto. 

Leggiamo ancora oggi con soddisfazione i lavori di Franca Zava[2]che ci ha introdotto con discrezione nel mondo privato di questa singolare famiglia d’artisti, smontando e rimontando la loro corrispondenza; una famiglia allargata diremmo oggi, dato che la pittrice era propensa a controllare il movimento artistico a Venezia, il giro d’affari dei migliori colleghi, le loro competizioni e, perché no, anche il mercato dei quadri a cui si dedicava.

Questo nostro nuovo dipinto presenta il carattere stilistico della ritrattistica di Rosalba Carriera, genere nel quale ottenne risultati da far meravigliare, nel repertorio ufficiale come nella lunga serie di mezzibusti d’ambito privato, mirabili fisionomie di presa sentimentale che rispondono appunto alla tipizzazione di quei soggetti in senso moraleggiante.

La giovane donna – all’incirca ventenne – appare in posa diretta e inquadratura ravvicinata, cosicché l’impronta del volto si mostra vigorosa, caratterizzata dalla forza espressiva che si avvale di una scelta cromatica appena contrastata, tesa a fondere il colore rassodando il viso nella più affiorante consistenza materica. 

Ma l’abito e le perle eleganti, ci fanno comprendere che tanta immediatezza è pur sempre da alta società.

Viene da pensare all’autoritratto di Rosalba Carriera che nel 1714 entrò nella galleria granducale di Firenze (Uffizi), in cui non si spende alcuna vanità, piuttosto l’idea già romantica di sé e non di certo la bellezza esteriore.

Si direbbe senso della virtù recuperato al femminile, interpretando il fortunato tema delle Belle donneche la pittrice veneziana aveva eseguito per diversi collezionisti all’inizio del Settecento e che poi aveva riassunto vivendo, o meglio, escludendo i maschi dalla sua esistenza privata.

Conosciamo bene l’opinione della pittrice sulla discriminazione o la violenza degli huominiverso le donne, a cui appare rassegnata. Sono argomenti di una certa forza e non di prammatica dato che vengono dal testo semiclandestino di Judith Drake,An Essay in Defence of the Female Sex, che probabilmente l’amico inglese Christian Cole aveva commentato con lei.   

Anche il parigino Pierre Crozat, purtroppo confermando il pregiudizio, l’aveva rassicurata a suo modo mentre la incoraggiava a raggiungere Parigi “… voiche non avete nulla della debolezza delle donne e che siete migliore di cento uomini”. 

Rosalba Carriera è stata studiata anche da questo punto di vista, per la sua caratteristica di essere donna forte in un mondo di uomini.

Tutti avrebbero voluto un dipinto da Rosalba Carriera: la tendenza era confermata a Parigi, dove lasciò una cinquantina di ritratti. 

Le sue opere hanno le caratteristiche della maniera modernapercorsa dalla ritrattistica europea, qui incarnata da uno dei migliori interpreti, cui potremmo aggiungere i nomi di Jacopo Amigoni e Bartolomeo Nazzari.

Al particolare genere pittorico, insomma, si chiedeva  di mostrare l’originale tramite espressivo tra presenza fisica e lo stato interiore del personaggio, contaminazioni all’epoca ben trattate come novità nel mondo parigino, mondo che la Carriera non mancò di conoscere direttamente (1720-’21).

Ci si aspetterà Parigi tra le prime mete da inseguire per gli artisti veneziani dato il prestigio e la ricchezza della città, invece constatiamo esattamente il contrario. 

Dobbiamo ammettere però che era rinomata l’organizzazione delle istituzioni pubbliche, di cui faceva parte anche la seicentesca Académie royale de peinture et de sculpture. Metteva in atto la formazione teorica e pratica degli artisti, non solo per la glorificazione di Luigi XIV ma anche per definire con chiarezza l’essenza stessa di una scuola strutturandone la vetrina più grande. 

Nel periodo di massima fioritura dei rapporti, l’andare e venire tra Parigi e Venezia non era di certo infrequente, ma la direzione vale saldamente nei tempi per l’ottimismo dei francesi, e non troppo per i loro simili in Laguna. 

Antonio Pellegrini era a Parigi per la terza volta quando scrisse alla cognata Rosalba Carriera il 1o agosto 1722: “Parigi è più bello che mai pieno di bellissime fabbriche nuovamente erette, tanto di dentro che di fuori la città, tutto ridde e tutto brilla; ricchezze più che mai …; così Parigi fosse un po’ più vicino a Venezia, che lo vorrei visitare un po’ più spesso, grandiosità simile non si vede altrove e me la godo … si frequenta il corso in carrozze ambasciatorie, si passeggia l’etuillerie e si vive allegramente …”. 

Il concreto pittore, incontrando di nuovo Parigi, è come fosse a tu per tu con una persona cara: la vede come una specie di fabbrica di sogni, curiosa, felice e aperta. Quasi non ci fosse più quel muro che s’era alzato ai tempi di Luigi XIV; oggi siamo negli anni della reggenza del nipote Filippo II, duca d’Orlèans che stava per consegnare il potere nelle mani del giovanissimo Luigi XV, dato che alla successione del Re sole nel 1715 aveva appena cinque anni. 

La capitale ha una saldezza interna, nelle cose e nella sapienza che mostra la cultura del momento, nel suo splendore e sontuosità che Pellegrini vede come meta contemporanea da cui trarre linfa, anche se quell’ambiente non fu generoso con lui come si sarebbe aspettato.

In famiglia erano partiti da Venezia nell’aprile del 1720, caricati in un convoglio di quattro carrozze composto, oltre a lui, dalle femmine di casa Carriera: Rosalba, Giovanna, come la sorella pure pittrice, Angela e la madre.  

E così per la prima volta la pittrice lascia Venezia e viene accolta come una regina dei pennelli a Parigi, dove entra ed esce da case importanti, visita gallerie e musei, incontra personaggi di spicco grazie agli amici Pierre Crozat e Pierre-Jean Mariette.

Banchiere e collezionista il primo, scrittore ed esperto d’arte il secondo, entrambi, pur in momenti differenti, erano stati a Venezia fra il 1715 e il 1719 entrando in contatto con Rosalba Carriera e Anton Maria Zanetti, che sarebbe stato una delle figure più riconosciute tra gli esperti d’arte internazionali,pure della compagnia parigina avendo anch’egli intrapreso un viaggio di studio che l’avrebbe portato fino a Londra.

Nella genuina compagnia dell’Hôtel de Crozat in Rue Richelieu, dove si riunivano gli ospiti in onore di Rosalba Carriera, o nella sua tenuta di Montmorency a nord di Parigi già appartenuta al pittore Charles Le Brun, in cui l’aspirazione alla vita domestica tranquilla pare conoscere l’unica scossa durante gli intrattenimenti musicali dipinti da Nicolas Lancret, avviene l’incontro della donna con Antoine Watteau.

E’ uno scambio che pare commemorare l’orizzonte mentale su Venezia di un parigino di quel tempo, come se Rosalba Carriera fosse una guida involontaria, o meglio una felice intuizione della natura e della poesia veneziana. 

Watteau andava compiendo quei suoi teneri quadri col tema dello svago di apparenti comici. In sé è la festa veneziana di tutta la Commedia dell’arte, che era tornata a esprimersi a Parigi in quegli anni dopo la condanna di Luigi XIV agli italiani scurrili. Ora appare come un intermezzo galante  che non è vissuto a palazzo o tra le calli, bensì sullo sfondo di una natura invitante secondo quella sensibilità dell’architettura da giardino ormai in voga.  

Pare già un pensiero romantico, cioè lo spirito di un ambiente inimitabile che nessuna città d’Europa era in grado di offrire: l’eleganza, il clima festoso, la creatività artistica e teatrale. 

Quell’amore cortese e la sua ideale ambientazione si ritrovano nel celebre dipinto l’Imbarco per Citera (Parigi, Musée du Louvre), incontaminata e luminosa storia che ci porta nel mistero dell’isola dov’era nata Venere. 

Appena rientrati a Venezia, Rosalba Carriera si dedica al dipinto da offrire alla scuola di pittura parigina, dov’era stata accolta trionfalmente un anno prima, il 26 ottobre 1720.

A illustrare il soggetto c’è la lettera indirizzata al collega Antoine Coypel del 10 ottobre 1721, artista amico che l’aveva condotta in molte visite ai luoghi e alle gallerie della città: “Una ninfa del seguito di Apollo che rappresenta l’Accademia di Parigi con una corona di alloro, giudicandolo è l’unico degno tra tutti gli altri” (Parigi, Musée du Louvre). 

Tra gennaio e febbraio del 1722 il dipinto entrò nell’ala del Louvre tra i notabili che davano gloria alle arti e memoria stabile all’immagine dell’Académie Royale; meritò le cronache del giorno attraverso un resoconto pubblicato nel “Mercure de France” promosso dagli amici parigini di Rosalba Carriera, naturalmente quelli di casa Crozat: “Concentra tutte le parti della pittura, in termini di colore e delicatezza del tocco; contiene tutta la grazia e l’ornamento che può reclamare una mezza figura”.

Che cosa vuole dimostrare Rosalba Carrieracon la sua ragazza quasi nuda nella penombra, ornata di fiori e con la corona di lauro? 

Meno male che ci ha voluto spiegare che la giovane donna è una Ninfa di Apollo, soggetto, quest’ultimo, che non si vede ma che dovrebbe essere il vero protagonista nel consesso accademico delle arti essendone il ministro. 

Aveva mosso fervide passioni, ambizioni risolute ed energie straripanti in quel suo viaggio nel sole che sorvolava l’età in cui si viveva.

Come ben evidenzia il nostro Ritratto di dama, l’educazione artistica e la padronanza delle tecniche espressive divennero le virtù più apprezzate in Rosalba Carriera, che entrò in sintonia con la ritrattistica degli affetti equilibrati, della giusta misura gestuale, intesa, da un lato, a distinguere e connotare l’appartenenza sociale, dall’altro ad amalgamare i comportamenti delle élites: ovvero la sapienza nel cogliere il tratto personale dell’effigiato, oltre le barriere delle convenzioni, per farlo divenire unico al mondo.

Pensando ancora al modello inviato a Parigi e alle varie storie che riguardano le Ninfe, come Eco condannata da Giunone a ripetere le ultime parole che sentiva, Euridice moglie di Orfeo o Teti madre di Achille, ci piacerebbe pensare che quella del quadro sia Dafne, che fuggì proprio dall’amore matto di Apollo trasformandosi in alloro.

E’ come se, parlando con noi, volesse indicarcelo col gesto della mano, dandoci anche la risposta pronta che intuiamo dalla presenza della corona di lauro.

Non potremo mai sapere se quel pastello che segna l’ingresso internazionale di Rosalba Carriera nel congresso degli artisti di Francia sia un messaggio ai professori maschi che la inseguivano, come aveva fatto Apollo con Dafne. 

Anche il soggetto inviato a Parigi è fluttuante di rosa e bianco-celesti trasparenti, come quelli del nostro esemplare, il che potrebbe essere un credibile e comune orientamento cronologico. 

Possiamo aggiungere cheè caratteristico nella pittura di Rosalba Carriera il modo di fondere la forma nei colori tenui del pastello, trattati in ombre lievi. Un’arte ricca di prontezza e precisione, per certi versi sensuale, sciolta in una grazia informale che si perse nel tempo con la vista.

Un nuovo personaggio, dunque, questa dama sentimentale: anche lei, come tanti viaggiatori, si sarà lasciata incantare da Venezia, come se il ricordo di un’esperienza irripetibile potesse ravvivare anche il suo colorito del viso dal grigiore domestico. 

Forse pensando al piacere di aver posato per Rosalba Carriera.

 

 



[1].  Per un orientamento bibliografico: B.Sani, Rosalba Carriera 1673 – 1757. Maestra del pastello nell’Europa ancien régime, Torino 2007 e la mostra Rosalba Carriera “prima pittrice de l’Europa”, catalogo della mostra (Venezia, Galleria di Palazzo Cini a San Vio, 1 settembre-28 ottobre 2007), a cura di G. Pavanello, Venezia 2007). Da segnalare l’ottimo saggio di A. Scarpa, Omaggio a Rosalba Carriera.Miniature e pastelli nelle collezioni private (Venezia, Le Zitelle, Mostra dell’antiquariato), Venezia 1997.

 

[2]. F. Zava,“M.lle Rosalba très vertueuse pentresse”, in Rosalba Carriera “prima pittrice de l’Europa”, catalogo della mostra (Venezia, Galleria di Palazzo Cini a San Vio, 1 settembre - 28 ottobre 2007), a cura di G. Pavanello, Venezia 2007, pp.15-31 

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